Pagina:Dell'oreficeria antica.djvu/54

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posciachè Diogene Laerzio parla di un ordinamento, di quel Sommo che proibisce agli artefici di falsare il suo proprio anello. Quinc’innanzi in Grecia ogni uomo libero ebbe l’anello non pure come ornamento, ma altresì ad uso di suggello: è però incerto se in tempi così remoti si portassero gemme incise a tal fine, essendo più probabile che la incisione dei segni e degli emblemi fosse eseguita sul metallo stesso di cui era formato l’anello: costume che vediamo conservato in ogni tempo. Sembra che le donne di Grecia non usassero le anella tanto comunemente quanto gli uomini, e che i loro fossero men costosi; in effetto se ne menzionano nella storia di quelli muliebri di avorio e di ambra. Dicesi che i Lacedemoni non altri che anelli di ferro usassero in ogni tempo; e in nessun’altra provincia della Grecia si restrinse come presso di loro l’uso di tale ornamento a questo od a quel ceto di cittadini.

Gli Etruschi fecero anelli di gran pregio; se ne trovarono di ogni genere, e ne possiamo vedere di gemmati, di oro massiccio, e di gravissimi con pietre incise di straordinaria bellezza; ma se fossero di semplice uso o di pompa non sappiamo, e dobbiamo abbandonarci a congetturare sopra l’uso che ne fecero i Romani pigliandoli da loro. Sebbene Plinio dica che questi apprendessero a portare gli anelli dalla Grecia, e che altri autori asseriscano che quest’uso fu introdotto in Roma dai Sabini, narrando la tradizione che questi portavano anelli gemmati di straordinaria bellezza, io seguo Floro che dice l’uso