Pagina:Della Porta - Le commedie I.djvu/137

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atto secondo 127


Panfago. Chi me n’assicura?

Forca. Stanne sopra di me.

Panfago. Tu non sei buono a star sopra nè sotto: dico che bisogna bere.

Pirino. Panfago, per dirti il vero sto col pensiero cosí su l’effetto, che se mangiassi prima, non mangiarai boccone che sapesse del suo sapore; se hai fretta di mangiare, affrèttati alla promessa.

Panfago. Avertite che, se non mangio ben poi, scoprirò ogni cosa.

Pirino. Fa’ quanto sai di peggio.

Panfago. Orsú, che tardiamo?

Pirino. Forca, spediamola, ch’ogni picciolo indugio me par una gran lunghezza di tempo.

Forca. Le cose grandi han bisogno di grande apparecchio.

Pirino. Restisi qui per parlar con Alessandro e vadisi per le vesti e per lo presente.

Forca. S’io resto, chi va; se vo, chi resta?

Pirino. Io andrò ad Alessandro, l’informarò e lo disporrò che vadi a mio padre, e gli darò i danari.

Forca. Ed io e Panfago andremo per le vesti, per gli bratti e per lo presente; e l’informerò per la strada dell’effetto che ara da fare, e ci troveremo in casa di Alessandro.

Panfago. Ma mentre ci avviamo colá, fate voi che la tavola sia apprestata.

Pirino. Cosí si faccia. Ecco Alessandro. Voi proprio desiava incontrare, caro Alessandro.

SCENA IV.

Alessandro, Pirino.

Alessandro. Che comandate, carissimo Pirino?

Pirino. Vengo a ricever grazia e favor da voi.

Alessandro. Grazia e favor sará mio grandissimo, se mi darete occasione onde io possa servirvi: non mi son smenticato,