Pagina:Della Porta - Le commedie I.djvu/173

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atto quarto 163

tingete la faccia del pazzo e vestitelo de’ panni di costei; ma presto entriamo, che veggio il dottore e Panfago e di lá spunta Filigenio. Fate presto e fuggite per la porta di dietro.

SCENA VII.

Dottore, Panfago, Filigenio.

Dottore. Sappiate, Filigenio caro, che non è si brutto il fatto istesso, come il modo con che l’han fatto; perché si son serviti della vostra persona per intermedio della propria furfantaria, e farvi ruffiano di vostro figlio; e se nol credete, potrete or ora vederne l’esperienza, perché lavando la faccia a quello schiavo che avete in casa, diverrá bella, bianca e pulita, e se volete veder piú innanzi, la troverete femina in carne e ossa.

Panfago. E se ben, innamorato di quella puttana, la poteva aver con alcuni dinari, Pirino e Forca, per maggior vostra beffe e per ridersene fra loro alla sgangherata, se hanno voluto servir de’ vostri dinari: eccoli scelerati contro voi, ingiuriosi contro me e profani contro Iddio.

Filigenio. So che tutto è vero quanto dite, e conosco che tanto eglino sono stati astuti quanto io sciocco. Ah Forca ribaldo, ah figlio iniquo, ah traditore Alessandro! cosí sono da tutti voi egualmente beffato! Quando io diverrò savio, se a capo di sessanta anni mi lascio beffar da giovani? Or m’accorgo che quello schiavo ch’io comprai avea piú fattezze donnesche che virili, e con un parlar delicato e toscano, anzi — o sciocco me! — con un scherzevol riso, con certe cerimoniose e oscure parole significava esser innamorata di mio figlio; e io sempliciaccio non me n’accorgeva. Ma che sciocchezza fu la mia a credergli cosí subito! Veramente, quando le stelle s’accordano alla ruina di alcuno, alla prima gli togliono la prudenza. Ma io ne farò ben vendetta! Contro la puttana mi saziarò ben di schiaffi, pugna e calci e tirare de’ capelli; Forca porrò in una galea; al figlio darò perpetuo bando di casa mia. O che rabbioso sdegno! lo sdegno avanzará l’amore, la rabbia la pietade.