Pagina:Della Porta - Le commedie I.djvu/191

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atto quinto 181


Dottore. Galasia? oimè, che dici? e può esser questo? si ricorda la fanciulla del nome di suo padre e di sua madre?

Isoco. La fanciulla non se lo poteva ricordare, che non giongeva a duo anni. Ma io l’ho inteso dir mille volte da Galasia che la madre si chiamava Brianna e il padre il dottor Carisio.

Dottore. O Dio, che intendo? son desto o sogno? Ma tu come sai questo? a che effetto sei venuto qui in Napoli?

Isoco. Io lo so, che quando Galasia gionse in Raguggia, si maritò meco; e siam vissuti insieme dodici anni, pensandomi sempre che questa fanciulla fusse sua figlia, d’un suo primo marito. I mesi a dietro venne a morte; e chiamatomi, mi pregò caldamente — e ne volse la fede per iscarico della sua conscienza — che fusse venuto in Napoli e cercato se fusse vivo quel dottore, e raccontargli il suo furto, accioché n’andasse scarica e contenta all’altra vita; la qual cosa le ho promesso e osservato.

Dottore. O Dio, non potrei esser oggi il piú felice uomo del mondo! Dimmi, di grazia, che effigie avea quella fanciulla?

Isoco. Era di viso un poco lunghetto, di guardo austero ma dolce, di carnagione mescolata di rosso e latte, di capelli com’io, di maniere assai signorili; e mostrava in tutte le cose esser di sangue nobilissimo, di animo generoso e d’ingegno vivace.

Dottore. Questa è dessa, certissimo; che i segni che mostrava in quelle piccole membra, davan presagio che nella compita etá non dovesse riuscir altrimente chej le sue fattezze. Avea ella alcun segnale nella persona?

Isoco. Una macchia rossa nella mammella sinistra come di un vovo; e diceva la balia che fu una gola che venne a sua madre di quei frutti, e venne a caso a toccarsi alla mammella.

Dottore. Questa è dessa: non bisogna piú dubitare; e io son quel dottor Carisio che tu dici. Ma dimmi, come è stata allevata la fanciulla?

Isoco. Questo posso ben giurarvi che, se ben in povera casa come la nostra, non avria potuto esser meglio allevata nella vostra istessa: appena ave avuto nella mia casa quella libertá che si conveniva all’etá fanciullesca; ed ella si mostrò sempre gelosissima e rigida defenditrice dell’onor suo.