Pagina:Della Porta - Le commedie I.djvu/24

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14 la sorella

le parole e gli atti di Sofía. Parlava seco de’ miei tormenti, l’abbracciava e baciava; e, pensando abbracciar lei, abbracciava me stesso e le lenzuola, e finalmente tutte fur larve e imagini del desiderato bene. Vien Trinca la mattina a sollecitarmi che m’alzi per partire, e m’interrompe cosí gran piacere.

Erotico. V’alzaste, vi poneste in viaggio per riscattar la madre e la sorella.

Attilio. Che madre? che sorella? che viaggio? Tutte queste cose in tanto odio mi caddero, che maggior dispiacere non potea sentire, se col pensiero caduto vi fussi. Cosi, fingendomi indisposto, ci componemmo con Pandolfo di riposarmi per alcun giorno in casa sua, non mancando mai con soffrenza e umiltá batter l’inespugnabil rocca del suo pudico core. Quando mi passava da presso, la toccava un poco; e tanto m’eran piú care quelle rapite dolcezze, con quanti piú piacevoli sdegni e con piú modestia mi eran contese. E veramente la modestia è quella che dá spirito e ravviva la bellezza. Al fin mi rese certo che non meno ella mi amava, ch’era amata da me; come era donzella e gentil donna, che desiderarla per altro modo che per moglie, era un perder tempo. E veramente le sue azioni e maniere erano tanto oneste e d’incorrotta pudicizia, che mi toglievano ogni ardir di usarle violenza; e i suoi costumi mostravano lo splendor de’ suoi natali e, anco schiava, mostrava la dignitá del suo merito. Così mi trovai servo della serva e schiavo della schiava. Al fin pagai ducento ducati, che per tanti Pandolfo l’avea riscattata; e feci libera chi ligato mi avea. Ma non tanto la feci libera del corpo, quanto ella mi rimase serva con l’animo. La sposai e fui possessor della sua bellezza. ...

Trinca. Deh, rassumete il fatto in breve somma, che, se volete raccontargli ogni cosa appuntino, consumaremo il giorno.

Attilio. ... Cosi consigliato da Trinca, scrissi a mio padre da Vineggia, come fossi in Constantinopoli, che Costanza sua moglie era morta, e che avea riscattato Cleria per ducento ducati, e con lei me ne veniva a Nola — e portai Sofia mia innamorata sotto nome di Cleria mia sorella, — dove fin ora