Pagina:Della Porta - Le commedie I.djvu/26

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16 la sorella


Erotico. Ed il mio respira, ch’era giá morto nell’angoscia; e giá spero posseder la mia Sulpizia.

Attilio. Ed io la mia Cleria.

Trinca. Ed io la forca o la galera, se si scuopre.

Attilio. Speriamo che amore e la fortuna ci favoriranno.

Erotico. L’invenzione è tanto bella, che porta seco i rimedi di tutti gli infortuni che ci potessero intervenire.

Attilio. Speriamo bene, che il mal non manca mai.

Erotico. La forza d’amore è incredibile, quando egli guida gli avvenimenti: però speriamo in lui, che, come ha vinto tutti i dèi, cosí vincerá la fortuna.

Attilio. Amore innamorò tutte le cose, non mai la fortuna.

Erotico. Non ci avviliamo ne’ contrari avvenimenti.

Trinca. Non piú consigli: è fatta la rissoluzione, comincisi l’essecuzione. Abbiam bisogno di prestezza, perchè il tempo ne stringe; e quanto ci ha nociuto la passata tardanza, tanto ci giovi la presente prestezza: il mondo è goduto da solleciti.

Attilio. Eccoci all’ubbidirti.

Trinca. Voi, Attilio, perchè i vecchi sono ostinati, e i loro cervelli si muovono al moto della luna, umiliatevi a vostro padre. Gli ostinati si vincono piú tosto con l’umiltá che con l’arroganza; e mostrate desiderar Sulpizia, che, si come l’avarizia s’inganna con la liberalitá, cosí col mostrarsi volontoroso s’inganna chi vi crede. E voi, Erotico, parlandovi il vecchio di voler Cleria, mostrategli desiderarla.

Erotico. Sará pensiero mio particolare: fingerò ben la parte mia.

Trinca. Nè bisogna mostrar tanto affetto, che paia affettato.

Attilio. Che faremo del parasito che, s’almen non ci impedisce, ci differisce?

Erotico. Che del capitano?

Trinca. Lasciate fare a me, che fra il parasito e il capitano, e ambidue col padrone ci porrò tanta zizania, che scompigliarò e porrò sossopra quanto s’è fatto.

Erotico. Trinca, non potendoti or render premio condegno, ricevi almeno la mia confessione: che ricevo da te la vita e