Pagina:Della Porta - Le commedie I.djvu/46

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36 la sorella

l’ho fatto piú per passatempo che per amor che portassi a Sulpizia; e vi giuro che mai mi piacque.

Balia. (O Dio, che parole son quelle che sento? or chi crederebbe che fussero uscite da quella bocca, dalla quale poco innanzi ne son uscite l’altre di sí contrario tenore?).

Pardo. Io non vorrei che la lingua fusse differente dal core.

Erotico. Cavata mi sia la lingua insieme col core, se non è vero quanto io vi dico.

Balia. (Aiutati, lingua, avviluppa bugie e giuramenti, per ingannar qualche altra poverella).

Pardo. Perdonatemi, se ne dimando con tanta instanza, perchè dubito che, per qualche sdegno o martello passato tra voi, vogliate tor mia figlia. Io non ho altra che costei; e dandole un marito che sia stato innamorato di un’altra, non saria fra loro un contento giamai, però vi prego a dirmelo liberamente.

Erotico. Voi che mi sète padrone, potete comandarmi, non pregarmi.

Pardo. Li vostri pari si pregano, non si comandano.

Erotico. Piú grazia ne ricevo quando mi comandate, che non è il servigio che vi servo. Ma s’io amai giamai Sulpizia, faccia Idio che non conseguisca alcun desiderio; nè son per amarla per l’avvenire, che sempre piú tosto l’ho odiata che amata, e m’ho fatto beffe di lei. Ho ben amata la vostra Cleria dal primo giorno che la viddi; ma il rispetto dell’amicizia fra me e Attilio me ha vietato che non lo scoprisse, per non offenderlo con la mia indegnitá. Ma, poichè da voi mi vien offerta, apro il cuore e ve lo paleso.

Balia. (Ahi, lingua traditrice e bugiarda, che ti sia cavata insin dalle radici! non bastava affermarcelo cosí semplicemente, se non confirmarcelo con giuramento?).

Pardo. Talchè posso assicurarmi che non amate Sulpizia?

Erotico. Di grazia, caro padre, non me la nominate piú, se non volete che la biestemme.

Balia. (O povera Sulpizia, disamata, beffata e bestemmiata).

Pardo. Veramente, io non vi facea altra difficultá in queste nozze: non l’ho voluta conchiuder con mio figlio, fin che da voi non me ne fussi certificato, ch’io temea sempre di Sulpizia.