Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 1.djvu/80

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66 ANNOTAZIONI

d’Alicarnasso. 3.º Questa cognizione si prova dalle sue citazioni di Fabio pittore, di Cecilio, e di Asinio – Si possono aggiungere altri molti – Ma anche Plutarco quanti autori latini non cita, ancorchè ei confessi di avere della lingua latina cognizione men che mediocre. 4.° Apprezza la grandezza politica e la saviezza amministrativa de’ Romani. - Ed altri Greci solennemente la esaltano e ammirano. Leggasi specialmente Dionigi e Plutarco. E notisi che in questi giudizj l’adulazione verso i dominanti vi ha la sua gran parte. 5.° È convinto della necessità di un potere monarchico, il che prova ch’ei fosse allevato nelle idee romane degli ultimi tempi. – E nei tempi della Grecia libera filosofi e storici e poeti erano convinti della necessità del dominio d’un solo, e al più le opinioni di Strabone in tal proposito denotano l’epoca in cui egli visse, non già l’origine sua. Egli scriveva sotto la cupa tirannia di Tiberio, e apparteneva ad una famiglia fatta grande dai benefici del re Mitridate. Tuttavia le sue parole nulla hanno d’enfatico. Eccole: E invero, molto è difficile il governare un grande impero, altrimenti che per un solo al quale si affidi come a padre la cura. (v, 288) 6.° Favella onorevolmente di Pompeo Strabone, uomo poco commendevole – Che dic’egli mai? Pompeo Strabone fece abitar Como, Gajo Scipione v’aggiunse poi da tre mila persone, poi il divo Cesare ve ne mandò cinque mila. (v, 213) 7.° Pare mettere insieme Sertorio, perchè nemico di Pompeo, col ladrone Uriato, e ne contraddice la gloriosa morte. – Nulla di ciò. Gli Spagnuoli, dic’egli, non ardivano mettersi a grandi imprese, perciocchè se si fossero aiutati l’un l’altro, nè i Tirj, nè i Cartaginesi, nè i Celti, nè Uriato corsale, nè Sertorio poscia, nè altri se dopo questi furono desiderosi di maggior potenza, avrieno avuto il modo di minare la Spagna (iii, 158 e nel v, 207). I Romani non cessarono di travagliare colle armi la Spagna finchè tutta non la soggiogarono, cacciando i Numantini, Uriato e Sertorio distruggendo, e finalmente i Cantabri. Le parole di Strabone non mirano a Sertorio. Egli v’è nominato perchè l’occasione il richiede, e come Uriato, così ha anche egli per compagni popoli illustri. Nè so che la sua morte