Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/126

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114 della geografia di strabone

Piramo sboccando già navigabile di mezzo ai campi della Cataonia1, e discendendo fra gli stretti del Tauro nella Cilicia, mette foce nel mare che sta fra quella regione e Cipro. E la cagione del non vedersi progredire la terra portata dai fiumi nel mare si è che il mare, soggiacendo di sua natura al flusso e riflusso, la respinge addietro. Perocchè il mare somiglia agli animali, ed al pari di quelli continuamente inspira e respira anch’esso con un perpetuo moto di ritrarsi in sè stesso e di spandersi al di fuori: e questo apparisce a chi sta sul lido, dove il mare percuote: giacchè ora gli si coprono i piedi, ora gli si discoprono, con incessante alternare di moto. Per questa fluttuazione l’onda del mare si muove poi sempre, ed anche quando è placidissima conserva qualche impeto con cui getta sul terreno quanto ha in sè di estraneo, d’onde si sparge di molt’alga il lido2. Questo accade per certo più visibilmente allorchè trae vento marino; ma anche nella calma, e ne’ soffii che spirano dal continente ce ne accorgiamo. Perocchè l’onda portasi al lido anche contro que’ soffii, come s’ella seguitasse un certo moto proprio del mare. Questo esprime Omero dicendo che il flutto:

                             . . . . . . . intorno agli erti
                             Scogli s’arriccia, li sormonta e in larghi
                             Spruzzi diffonde la canuta spuma3.

  1. La Cataonia e la Cilicia furono poi comprese sotto il nome dell’Aladeuli.
  2. Il., lib. ix, 7.
  3. Il., lib. iv, 425: poi lib. xvii, 265.