Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/186

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172 della geografia di strabone

stanza del parallelo di Atene a quello che passa per Babilonia non è minore di duemila e quattrocento stadii, qualora si ammetta per tutto il meridiano quel numero di stadii ch’Eratostene dice. Ma se così è, i monti armeni e quelli del Tauro non potranno essere sotto il parallelo di Atene come vuole Eratostene, ma secondo i suoi calcoli stessi saranno più settentrionali per lo spazio di molte migliaia di stadii.

Ma oltre che Ipparco si vale di supposizioni già rifiutate per trarne il suo triangolo rettangolo, asserisce anche gratuitamente che l’ipotenusa di questo triangolo, cioè la retta che va da Tapsaco fino a Babilonia, sia di quattromila e ottocento stadii. E nel vero Eratostene dice che questa via costeggia l’Eufrate, e che la Mesopotamia col territorio babilonese è contenuta da un gran cerchio formato dall’Eufrate e dal Tigri, in modo però che la maggior parte della circonferenza è segnata dall’Eufrate. Il perchè la linea retta da Tapsaco a Babilonia non potrebb’essere1 lungo l’Eufrate, nè di quattromila e ottocento stadii, e nemmanco di una lunghezza che a questa si avvicinasse. Laonde il ragionamento d’Ipparco rimane abbattuto.

E già si è detto, che due linee le quali fossero condotte dalle Porte caspie, l’una a Tapsaco e l’altra ai monti d’Armenia (situati rimpetto a Tapsaco stessa, e per giudizio anche d’Ipparco, distanti da quella città

  1. Gli Editori francesi e il Coray hanno sostituito alla comune lezione ὅταν παρὰ τὸν Εὐφράτην εἴη, quella proposta dal Bréquigny e dal Tyrwhitt οὔτ᾽ ἂν, ec.