Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/19

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libro primo 7

che non era da fuggire. Ma Eraclito meglio di lui, e più omericamente, nominò anch’egli l’orsa invece del cerchio artico, dicendo: «Del levante e dell’occidente è termine l’orsa, e di contro ad essa è il soffio del sereno Giove1:» mentre non l’orsa ma il cerchio artico è limite dell’occidente e del levante. Sotto il nome adunque dell’orsa, cui chiama eziandio carro, e dice che accenna ad Orione, Omero significa il cerchio artico; e sotto il nome dell’oceano l’orizzonte, cioè quello spazio nel quale ha luogo il tramonto e il nascimento degli astri. Disse poi che l’orsa fa la sua rotazione sopra sè stessa e non si lava nell’oceano, sapendo che il cerchio artico è nella parte più settentrionale dell’orizzonte. Mettendo pertanto d’accordo il testo del poeta con queste osservazioni, intenderemo detto dell’orizzonte terrestre ciò ch’egli dice dell’oceano; e pel cerchio artico il quale, come pare ai sensi, tocca la terra, intenderemo il punto estremo settentrionale della terra abitata: sicchè anche quella parte del globo sia dall’oceano circondata, secondo Omero. Egli poi conobbe ottimamente anche gli uomini settentrionali, cui egli non ha menzionati nominatamente (perchè nè adesso pure hanno un nome a tutti comune), ma sì dal modo del vivere, dicendoli nomadi, preclari agitatori di cavalli, e galattofagi, e poveri.

  1. Cioè del mezzogiorno. Del resto è probabile che Strabone non abbia bene compreso il concetto di Eraclito, e che per conseguenza non sia di verun peso la testimonianza di questo autore. (Ed. francese).