Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/235

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libro secondo 221

afferma che la circonferenza di quell’isola è di più che quaranta mila stadii. Poscia parlando di Tule e de’ luoghi colà intorno soggiunge che quivi non v’ha più nè terra nè mare nè aria, ma un cotal miscuglio di tutte e tre queste cose, simili a Polmone marino1, in cui (dice) la terra, il mare e tutte le cose sono inviluppate, ed esso è quasi un legame a tutte comune, dove l’uomo non può camminare nè a piedi nè per mare. Soggiunse poi che questa materia somigliante a polmone marino l’ha veduta egli stesso, ma che le altre cose le riferisce secondo udienza. Questo è ciò che racconta Pitea; ed anche afferma che, ritornato da quel viaggio, percorse tutta quanta la parte marittima2 dell’Europa da Gadi fino al Tanai.

Ma Polibio dice: «che anche questa è cosa incredibile; e domanda come mai ad uomo privato ed anche povero riuscisse di compiere sì lunghe navigazioni e sì grandi viaggi? E come mai Eratostene, dopo aver messo in dubbio se a questo Pitea si debba prestare credenza,

  1. Animale che vive nel mare.
  2. Il testo dice: τὴν παρωκεανῖτιν τῆς Εὐρώπης, la parte dell’Europa bagnata dall’Oceano; sebbene poi, estendendosi questo secondo viaggio di Pitea da Cadice al Tanai, si tratti delle coste occidentali, dove non è più l’Oceano ma il mare Mediterraneo. Gli Edit. franc. credono quindi che l’espressione παρωκεανῖτιν sia qui adoperata per estensione, perchè la prima porzione delle coste da Pitea percorse (da Cadice fino allo stretto di Gibilterra) sono veramente sull’Oceano. Non è questo peraltro il solo esempio della voce παρωκεανῖτιης adoperata nel senso generale di luogo marittimo, e però non dubitai di darle questa interpretazione.