Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/333

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libro terzo 319

peraltro che il purgarnelo possa tornar vantaggioso. Non molto lontano da Castalona avvi anche quel monte da cui si dice che scorre il Beti, e lo chiamano Argenteo a cagione delle miniere di questo metallo cbe vi si trovano. Polibio afferma che l’Ana ed il Beti1 provengono dalla Celtiberia, distanti l’uno dall’altro circa novecento stadii: perocchè i Celtiberi essendo cresciuti in potenza diedero il proprio nome a tutto il paese cbe confina con loro.

Pare che gli antichi chiamassero Tartesso il Beti, ed Erithia Gadi colle isole circonvicine: e così dicono doversi interpretare quel passo di Stesicoro intorno alla greggia di Gerione, cioè, ch’essa nacque rimpetto quasi all’inclita Erithia, presso le fonti inesauribili del Tartesso che han le radici d’argento tra le pietre delle caverne2. Essendo poi due le foci di questo fiume, è fama che anticamente fosse fra l’una e l’altra fabbricata una città chiamata dal nome del fiume, Tartesso; e che quindi Tartessida si nominasse il paese occupato ora dai Turduli. Anche Eratostene afferma che il paese contiguo a Calpe si chiamava Tartessida, e così anche l’isola fortunata di Erithia; al quale peraltro contraddice Artemidoro, e sostiene che questa asserzione di Eratostene è falsa, come anche quell’altra, che il pro-

  1. Il Guadiana ed il Guadalquivir.
  2. Il Casaubono si meraviglia a ragione che Stesicoro collochi le sorgenti del Tartesso o del Beti (ora Gudalquivir) quasi rimpetto a Cadice. Però gli Edit. franc. credono ch’egli come poeta nomini le sorgenti in luogo di tutto il fiume.