Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/395

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libro quarto 381

perpendicolarmente dalle Alpi stesse fino al monte Cemmeno, il quale poi stendesi fino al Rodano, facendo un angolo retto con quella linea tirata dalle Alpi. Al fianco meridionale di questo parallelogrammo si congiunge la spiaggia marittima occupata dai Marsigliesi e dai Salii1 fino al paese dei Liguri, verso l’Italia ed il fiume Varo, il quale (come già dissi) è il confine della Gallia Narbonese dalla parte dell’Italia, e nella state è di poco momento, ma dorante l’inverno si allarga fino a sette stadii2. Di quivi la costa si stende fino al tempio di Venere Pirenea; e quello è il confine tra questa provincia e l’Iberia. Altri però sogliono indicare come confini tra l’Iberia e la Celtica i Trofei di Pompeo. V’hanno poi da quivi a Narbona sessantatrè miglia, da Narbona a Nemanso3 ottantotto; da Nemauso alle Acque Sestie presso Marsiglia, passando per Ugerno e per Tarascona, cinquantatrè; e di quivi ad Antipoli ed al fiume Varo settantatrè: sicchè tutti insieme fanno duecento settantasette miglia4. Alcuni però dal tempio di Venere sino al Varo contano durmila e seicento stadii; e v’ha chi a questo numero ne aggiunge

  1. Costoro occupavano la Provenza. (G.)
  2. Il Varo, che ha conservato il suo nome, è piuttosto un torrente che un fiume. (G.) - Non trovasi poi dove l’Autore ne abbia parlato da prima, sicchè quelle parole come già dissi, ὡς εἶπον πρότερον, paiono soverchie.
  3. Nimes. Le Acque Sestie sono ora Aix; ed Ugerno è Beaucaire.
  4. Le misure qui indicate non si trovano corrispondenti a quelle degli antichi Itinerarii.