Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/69

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libro primo 57

que è mestieri di ordine nei luoghi ch’ei viene menzionando, Omero l’osserva, o che si tratti di paesi greci o di stranieri:

                             L’Ossa sovra l’Olimpo, e sovra l’Ossa
                             L’arborifero Pelio impor tentaro1.
                             . . . . . . . . . . . . . . . . Giuno
                             Frettolosa lasciò l’olimpie cime,
                             E la Pïeria sorvolando, e i lieti
                             Emazii campi, le nevose vette
                             Varco de’ Tracii monti, e non toccava
                             Col piè santo la terra. Indi dell’Ato
                             Superate le rupi, all’estuoso
                             Ponto discese . . . . . . . .2

Nella enumerazione delle navi non ricorda, a dir vero, per ordine le città (nè questo era necessario), ma sì peraltro le nazioni; e la sua attenzione è sempre la stessa anche rispetto ai luoghi lontani.

                             Cipri, vagando, e la Fenicia io vidi,
                             E ai Sidonj, agli Egizj, e agli Etiopi
                             Giunsi, e agli Erembi, e in Libia.

E questo fu notato anche da Ipparco. Ma Sofocle ed Euripide per lo contrario, sebbene l’ordine fosse per loro importante (dacchè questi introdusse a parlare Bacco dopo aver visitate parecchie nazioni, quello pone sulla scena Trittolemo che seminò le terre) nondimeno fanno esser vicini luoghi molto distanti, ed i vicini disgiungono. Lasciato l’aurifero suolo de’ Lidj e de’ Frigj,

  1. Odiss., lib. xi, 314.
  2. Il., lib. xiv, 225.