Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/131

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libro sesto 123

del terreno; sirchè, ritornato al a patria e non potendo persuadere ngli Ateniesi di seguirlo, pigliò seco a compagni alcuni Calcidesi dell’Eubea, e Ionii e Dorii, i più dei quali erano Megaresi, e navigò con quelli di nuovo alla Sicilia, dove i Calcidesi fondarono Nasso, e i Dorii Megara detta Ibla da prima. Ora queste città più non sussistono; ma il nome d’Ibla resta tuttavia per la squisitezza del mele ibleo. Fra quelle città poi che si trovano ancora lungo questo lato, Messina giace nel golfo formato dal promontorio Peloro; il quale piegandosi assai verso levante fa quasi un gomito. Essa è distante da Reggio circa sessanta stadii, e molto meno poi da Colonna di Reggio. La popolarono i Messenii del Peloponneso; dai quali le fu cambiato il nome, giacchè prima chiamavasi Zancle dalla sinuosità di que' luogli (perocchè Zanclio significava1 ricurvo); e l'avevano fondata i Nassii vicini di Catana. Sopravvennero poi ad abitarla anche i Mamertini, schiatta di Campani; e i Romani se ne valsero come di una fortezza nella guerra sicula contra i Cartaginesi. Ed ivi pure in tempi posteriori Sesto Pompeo raccolse le sue forze navali guerreggiando contro Cesare Augusto; e di quivi anche prese la fuga allorchè fa costretto di lasciare quell’isola. Dinanzi a quella città un poco addentro nel mare mostrasi Cariddi; profondità immensa dove lo correnti dello Stretto sospingono naturalmente le navi e le inghiottono con grande avvolgimento e strepito d’acque; e quando sono travolte e spezzate ne

  1. Nella lingua dei Siculi. (Edit. frane.)