Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/137

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libro sesto 129

mente nel mare, e nello spazio della sua foce non apparisce al fondo del mare fenditura veruna che inghiotta la corrente del fiume (nel qual caso sebbene non potrebbero l'acque rimanere dolci del tutto, pur conserverebbero una parte della loro dolcezza scorrendo per un canale appartato e sotterraneo); perciò quello che si racconta è onninamente impossibile. E m'è testimonio l'acqua stessa dell'Aretusa, la quale è buona da bere. Il dir poi che la corrente del fiume at traversa il mare, e che per tutto quello spazio non si mischia punto con esso, è cosa del tutto favolosa. Perocchè questo appena crediamo del Rodano, il quale andando a traverso del lago, visibilmente preserva da ogni meschianza con quello la propria corrente: ma quivi il tragitto è breve, e il lago non è tempestoso; mentre per lo contrario dove sono ingenti procelle e sussulti di onde, una tale asserzione non ha sembianza veruna di probabilità. E la fiala che dicesi trasportata dal fiume non fa che render maggiore la menzogna: perocchè un tal va60 non seguiterebbe il corso di nessun fiume, molto meno poi un corso di tal natura e di tanta lunghezza1. Perocchè molti fiumi scorrono sotto terra in varii altri luoghi, ma non già per uno spazio sì lungo. E quando bene questo fosse possibile, impossibili sono per altro le cose predette, e somigliano alla favola che si racconta

Strabone, tom. III. 9
  1. Il testo ordinario è qui interrotto da lacune. Il pensiero dell’Autore e può dirsi nondimeno evidente; e gli Edit. franc. provano assai bene la ragionevolezza di questa interpretazione.