Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/140

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della geografia di strabone 131

stessa sventura soggiacquero quei di Catana, i Tauromeniti, ed altri parecchi.

Abitato altresì è l’Erice1, colle eccelso con un tempio di Venere tenuto in grandissima riverenza, e pieno anticamente di donne che gli abitanti della Sicilia e molti anche stranieri vi consacravano per voto agli ufficii divini. Ora poi così il tempio come il restante dell’abitazione ha penuria d’uomini, e quella gran moltitudine delle donne consacrate è venuta mancando. Un delubro di questa Dea trovasi anche a Roma dinanzi alla porta Collina; lo chiamano il tempio di Venere Ericina, ed ha anche una stazione di navi ed un portico ragguardevole tutto all’intorno.

Il restante de’ luoghi abitati infra terra è quasi tutto occupato da pastori. Perocchè non sappiamo che Imera sia presentemente abitata da cittadini2, nè Gela, nè Callipoli, nè Selinunte, nè Eubea, nè altre parecchie. Di queste città Imera fu fondata da’ Zanclei di Mile, Callipoli dai Nassii, Selinunte dai Megaresi nativi della Sicilia, ed Eubea dai Leontini. Così furono distrutte anche molte fra le città di barbarica origine; come a dire Camico reggia di Cocalo, dove si dice che Minosse fu ucciso a tradimento. Laonde i Romani considerando questa solitudine, poichè si furono impadroniti dei monti e delle pianure per la maggior parte, le consegnarono a persone che vi guidassero armenti di

  1. Monte S. Giuliano.
  2. I Cartaginesi rovinarono questa città circa 409 anni prima dell’E. V.