Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/393

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


la prima volta si unirono. Dopo quest’isola, e rimpelt» al restante di qnella spiàggia è l’isola Eubea, angusta a nch’essa ma lunga, e stendentcsi al pari dell’Elena ■n face i al continente. Dal Sunio al capo meridionale dcll’Eubea A.tto Leuce-Atta (1) avvi una navicartene di trecento sladii. Ma dell’Eubea avremo occasione di parlare altrove.

I demi de1l’Attica situati dentro terra sono in così gran numero, chn troppo lungo sarebbe vol r fare menzione di tntti. Dei monti poi quelli che sono in più grido sono l’lineilo, il Brilesso, il Licabetto, ed anche il Parne ed il Coridalo. Le bellissime cave del marmo d’Imetlo e Pentelico sono vicine alla città di Atene: oltre di che l’Imetto produce ottimo mele. Le miuiere d’argento che troi ansi nell’Attica da principio furono cousiderevoli; ma poi non diedero più vcruu frntlo. Ma coloro che le scavavano, quando il provento cominciò a diminuire, posero di nuovo nelle fornaci le vecchie scorie, lasciate prima in disparte siccome inutili, e ne trassero ancora del puro argento; giacché gli antichi mal sapevano l’arte di fondere i metalli. Così il mele dell’Attica vince in bontà quello d’ogni altro Inogo; ma è poi opinione che quello fatto vicino alle miniere d’argento sia l’ottimo di tutti: e dal modo con cui si apparecchia diccsi auche acapmsto (a). 1 fiumi dell’Attica sono il- Cefisso, il quale ha il suo (■) Cioè Costa bianca. (a) Cioè Fatto senta fumo. Stn i, o vtj tom. UU.

Strabone, tom. III. 25