Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/41

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

libro quinto 33

è grandissimo e bellissimo, siccome quello che in sè ne racchiude molti altri, tutti profondi; quale insomma si conveniva ad uomini che signoreggiarono in mare, e in un mare di quella fatta, e per così gran tempo. È circondato quel porto da eccelse montagne dalle quali si dominano il mare soggetto e la Sardegna, con gran tratto di spiaggia dall’una e dall’altra parte. E v’hanno colà miniere di pietra bianca o variegata da strisce cerulee, in gran numero e di tal sorta, che se ne traggono tavole e colonne d’un pezzo solo, per modo che la maggior parte de’ più bei lavori che veggonsi in Roma e nelle altre città hanno quivi l’origine loro. E vi contribuisce anche l’essere agevole il portar via di colà quelle pietre, giacchè le miniere sono poco al di sopra del mare, e da questo s’entra nel Tevere. Ed anche il legname per fabbricare (ciò sono cerri dirittissimi e grandissimi) lo somministra per la maggior parte la Tirrenia, portandolo il fiume con grande agevolezza via giù per le montagne. Fra Luni e Pisa v’ha un luogo detto Macra, che molti scrittori considerano come il confine tra la Tirrenia e la Ligustica.

Pisa la fondarono i Pisati peloponnesi, i quali dopo essere stati con Nestore ad Ilio, nel ritorno approdarono in parte a Metaponto, in parte nel territorio Pisano, e tutti furono detti Pilii. È situata fra due fiumi, l’Arno e l’Esaro1, vicino al loro confluente; dei quali

Strabone, tom. III. 3
  1. L’Arno e il Serchio: ma al presente quest’ultimo non si unisce punto col primo, e va al mare solo con un corso suo proprio.