Pagina:Delle cinque piaghe della Santa Chiesa (Rosmini).djvu/124

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servigio del suo signore, e a questo servigio dee amministrare quel che possiede, ha già un altro scopo, essenzialmente diverso, non più ecclesiastico: egli non è più bonus miles Christi Jesu, s’è implicato ne’ temporali negozi contro il precetto dell’Apostolo1: non si vede più in lui la sola chiesa, ma l’uomo isolato, un uomo come tutti gli altri, un cortigiano che agl’interessi e all’onore del suo signore servendo, dee tener corte, usare sfarzo e lusso nel suo proprio trattamento, mettersi fors’anco alla testa di gente armata: fare in somma il conte il barone per sè e pel signore, non più il vescovo ed il prelato per la sua chiesa; pel suo popolo da lui indiviso.

144. E questa grande trasformazione, contro natura, delle persone di chiesa stampò nella mente de’ Vescovi del medio evo, il concetto della loro individualità, illanguidendo quello della unità del corpo dell’Episcopato e del clero, disciolse i vincoli che rendevano così possente in Cristo per operar tutti i beni e così splendido il maraviglioso corpo della chiesa ne’ suoi bei tempi: divise le Dicesi come gli Stati e le signorie: e infine divise e minuzzò anche i beni ecclesiastici, che colla loro unione, o disgregazione rappresentano siccome effetti, e in parte formano siccome causa l’unità morale o la disgregazione delle persone, e li minuzzò fino a renderli amministrati e usufruiti quasi per intiero da’ singoli cherici: onde l’origine filosofica de’ benefizî indicata dalla parola stessa; chè benefizio è parola del vocabolario feudale, chiamandosi benefizio da prima le terre di cui il principe conceda l’usufrutto a’ suoi cortigiani e commensali in guiderdon di servigi.

145. È da osservarsi che quando un’idea, una forma s’imprime altamente nella intelligenza e nella imaginazione degli uomini, e vi prevale, allora ella diventa norma, e modello, a cui si conformano tutte l’altre cogitazioni e tutte le maniere di operare che possono in sè ricevere quella forma, e quelle che non possono, altresì vi si subordinano, e vi aggruppano intorno siccome ancelle da quella padroneggiate. Ora ne’ primi tempi della chiesa l’idea grande scolpita in tutte le menti cristiane era quella dell’unità: e però tutto ne’ pensieri e nelle parole de’ fedeli e del clero, nelle disposizioni ecclesiastiche, nelle scambievoli operazioni, nell’amministrazioni e nei beni che si possedevano luceva e dominava l’unità di Cristo. Il feudalismo fondavasi sopra un’idea tutt’opposta, cioè sull’idea della divisione, che procede da quella della individualità, e sull’idea dell’individualità che procede da quella della signoria: e un tal sistema prevalse negli ordini temporali, scolpì bel bello anche nelle menti degl’ecclesiastici quell’idea appunto che gli serviva di fondamento, indi i guai della chiesa.

146. A’ barbari, che conquistaron l’Europa, era norma l’idea della forza, della violenza, del personale valore, del dominio: la chiesa insinuò poco a poco nelle rozze loro menti l’idea contraria, che le era propria. Quindi la lotta fra le due idee: e come quando sono a fronte l’una dell’altra due società dominate da due idee contrarie, queste, parte si combattono apertamente ciascuna usando delle armi proprie, parte tendano di conciliarsi e di fondersi; entrando l’una idea nel dominio dell’altra, benchè sempre conservino l’occulta opposizione che hanno per loro natura; così avvenne che i governi barbarici da una parte, opprimendo colla prepotenza la chiesa, tentassero di


    stiani temporis Sacerdotes magis sustinent quam curant possessiones Ecclesiae, etiam in hoc, Deo serviunt: quia si Dei sunt ea quae conferuntur Ecclesiae, dei opus agit, qui res Deo consecratas, non alicujus cupiditatis, sed fidelissimae dispensationis intentione non deserit. Quapropter possessiones quas oblatas a populo suscipiunt Sacerdotes, non sunt inter res mundi deputari credendae, sed dei. De vita Contemplativa L. ii, C. xi.

  1. Labora sicut bonus miles Christi iesu. Nemo militans Deo implicat se negotiis saecularibus ii Timot. 3, 4.