Pagina:Delle istorie di Erodoto (Tomo III).djvu/221

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lidi (10). E si misero per questa via, segregandosi dall’altro esercito, col prefisso disegno di spogliare il tempio di Delfo, e di offrire poi al re Serse le trovate ricchezze. Dappoiché Serse (e lo so di certo) conosceva punto per panto tutte le cose piti stimabili raccolte nel tempio delfico meglio che non conoscesse le dovizie di casa sua, perii molto che ne aveva inteso parlare; specialmente poi dei magnifici donativi di Creso, figlio di Àtiatte.

36. Giunto all’orecchio dei Delfi quello che si apparecchiava contro di loro, furono presi da un timore inestimabile; e subito interrogarono il Nume per sapere se era meglio che sotterrassero i sacri tesori, ovvero li portassero via. E il Nume rispose che non movessero nulla perchè egli era sufficiente a proteggere le cose proprie. Il che udito dai Delfi, essi si volsero a curare massimamente la loro salvezza. Le donne e i fanciulli li mandarono, oltre il mare, in Arcadia: e gli altri salirono la maggior parte sulle alture del Parnasso, e cercarono nella grotta di Coricio (li) un ottimo ricetto alle masserizie. Ma alcuni fuggirono anche celatamente verso la città d’Anfissa nei Locri. La somma fu, dunque, che tutti i Delfi abbandonarono la città, ad eccezione di sessanta ministri del tempio, e ad eccezione del profeta.

37. Nel mentre poi che si andavano appressando i Barbari invasori, e già erano pervenuti da fronte al tempio; il profeta delfico, che si chiamava Acerato, vide comparire a un tratto all’esteriore del tempio le sacre armi, uscite fuori,, e là trasferitesi dal penetrale: quelle armi mede.sime che ad uomo vivo non era lecito di toccare. E Acerato andò subito attorno, annunziando a tutti l’

osserltK<c,, liloru Erodolo, III. \.\