Pagina:Delle istorie di Erodoto (Tomo III).djvu/268

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- 286 114. In questo mezzo poi che Mardonio attendeva alla formazione del suo esercito, e che Serse si tratteneva in Tessaglia; pervenne ai Lacedemoni un oracolo da Delfo, secondo il quale, essi dovevano chiedere a Serse soddisfazione per l’uccisione di Leonida, ed accettare per buona qualunque soddisfazione volesse dare. Onde gli Spartani inviarono subito un loro araldo, il quale, avendo trovato tutto l’esercito persiano sempre fermo in Tessaglia, e introdotto alla presenza di Serse, così gli disse: O re dei Medi, i Lacedemoni e gli Eraclidi di Sparta ti chieggono soddisfazione per avere ucciso quel loro re, che doveva salvare la Grecia. Alle quali parole Serse sorrise, e tacque per un buon pezzo; finché, comparsogli avanti Mardonio, esclamava: Questo Mardonio darà ai Lacedemoni e agli Eraclidi di Sparta tutte le soddisfazioni che meritano. E l’araldo, ricevuta tale risposta, se ne andò via.

115. Indi Serse, lasciato Mardonio in Tessaglia, si affrettò a raggiungere l’Ellesponto. E, dopo quarantacinque giorni, arrivò al luogo del passaggio, non avendo, si può dire, più nessuno dietro di sé. Non c’era contrada, non popolo, in mezzo a cui fossero passati i suoi militi, che essi non avessero disertato per satollarsi. E dove i frutti della terra mancavano, suppliva l’erba nascente dei prati; supplivano le corteccie e le foglie degli alberi: e a niente avevano perdonato per lo stimolo della fame. Oltrediché la peste e la dissenteria essendo entrate nel campo persiano, molti morivano per istrada. Serse poi voleva che gl’infermi, che esso aveva lasciati addietro, fossero dalle singole città, dove si trovavano deposti, medicati e nudriti. E ne aveva lasciati in Tessaglia, in Siri di Peonia