Pagina:Delle istorie di Erodoto (Tomo III).djvu/277

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luna spedizione contro la Ionia: ma credevan piuttosto che avessero da fare abbastanza nel guardare le cose proprie. Le quali arg-omentazioni si basavano principalnente sul fatto: die, dopo la battaglia di Salamina, wevano potuto andarsene tranquillissimi, e nissuno li «veva perseguiti nella lor fuga. Ma, comunque, i Barfitri si sentivano molto scossi e inviliti sul mare; «juaudo invece, per le cose di terra, nella superiorità di Mardonio grandemente si confidavano. Onde sempre fermi 8 Samo, da una parte studiavano se poteva venir loro in taglio di fare qualche danno ai nemici, e dall’altra stteotissimamente aspettavano l’esito dei fatti di Mardonio..

131. Il ritorno della primavera, e la presenza di Mardonio nella Tessaglia, rimessero in moto anche i Greci. Ma l’esercito di terra non si era ancora formato quando il naviglio ellenico, forte di centodieci legni, già si congregava in Egina. Il qua! naviglio era supremamente governato da Leotichide, ultimo rampollo di una delle .lue famiglie regnanti di Sparta, E il suo padre si chiamò Menare, l’avo Agesilao; e gli altri maggiori in ordine ascendente, furono: Ippocratide, Leotichide, Anassilao, Afchidarao, Anassandrida, Teopompo, Nicaudro, Carillo, Eanomo, Polidette, Pritani, Eurifone, Prode, Aristodemo, Aristomaco, Cleodeo, Ilio ed Ercole (38). I quali tutti, ad accezione dei due mentovati subito dopo il nome di Leoticbide, furono re di Sparta (39). Le navi ateniesi obbedivano a Santippo, figlio di Arifrone.

132. E posciachè tutte le navi elleniche si trovarono f^ccolte nelle acque di Egina, comparvero in mezzo a

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