Pagina:Delle istorie di Erodoto (Tomo III).djvu/280

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-268 scrivere i responsi del Nume. Ma il vate apollineo cominciò subito a parlare in una lingua barbara: talché i compagni tebani rimasero tutti meravigliati e sospesi udendo quei suoni barbarici invece dei greci, né sapevano che si fare. E allora Mus Europense strappò loro la tavoletta di mano, e si mise a notare egli nella medesima il vaticinio, dicendo che la lingua usata dal vate apollineo era ia lingua caria (41). Fatto ciò, se ne to^ nava in Tessaglia.

136. Mardonio, dopo aver presa cognizione dei vaticini, spedì legato ad Atene Alessandro, figlio di Aminta, ma’ cedone. Mosso a ciò fare, primieramente, dai vincoli di affinità che legavano Alessandro ai Persiani; avendo la sorella di lui, figha di Àminta, Gigea, contratto matrimonio col persiano Bubare: donde poi nacque quell’Aminta asiatico, che rinnovò il nome dell’avo, ed ebbe in possesso per grazia del re la gran città di Alabanda nella Frigia. Ma s’indusse anche Mardonio a quella scelta, avendo saputo gli stretti vincoli di ospizio e di benemerenza che legavano Alessandro cogli Ateniesi. E tanta importanza annetteva egli a una congiunzione colli Ateniesi, perchè aveva inteso dire che costituivano un popolo numeroso e forte; e perchè sapeva che, delia sconfitta marittima dei Persiani, gli autori principalissimi erano stati loro. Ma coll’alleanza ateniese Mardonio sperava di acquistare facilmente la supremazia sul mare (né la sbagliava); essendo già convintissimo di prevalere per terra dì lungo tratto. E cosi la sua maggioranza sui Greci sarebbe stata stabilita per ogni verso. Ma forse anche Mardonio si governò secondo le predizioni degli oracoli, i quali lo avranno probabilmente ammonito di