Pagina:Delle istorie di Erodoto (Tomo III).djvu/303

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- 291 camente. Ma della costituzione deWAreopago, e dello sue importauti trasformazioni nel progresso storico dei tempi, ci occuperemo più par» tioolarmeute in un’altra Nota.

N. 22. I^irpooec iliv npò Tf)(; dKponóXiot;, fimaSe òè tù)v iruXéuiv Kat

xffi dvó&ou toOti) dv^Pri^dv rive; Kaxà tò Ipòv xfìi; K^xpoiroc; Su Torpòi; ’AT^aupou, KalTourep àitOKpfmvou éóvT0(; toO xi^’pou (§53).

Mostratasi, infatti, dalla parte dilla rócca opposta a quella àelVadito comune e dtlla porta d’ingresso, una via esclusa d’ogni custodia e riputata inaccessibile; dove nonostante alcuni dei Barbari riuscirono ad arrampicarsi {rasentando il sacrario di Aglauro, figlia di Cecrope), per quanto il luogo fossa ripido ed iscosceso.

Aglaaro, figlia di Cecropo, aveva avuto l’incarico (secondo la leggenda ateniese) di custodire, nel tempio comune di Eretteo e di Minerva Poliade, quell’arca sacra dove era stato rinchiuso il figliolo di Bretteo dai piedi di serpente; ma con proibizione di aprirla. Essa p«r6 ruppe il divieto: e alla fiera vista del mostro, essendo stata come cfiltA da un subitaneo furore, si gettò gib dalla r6cca, e rotolando pel roccioso pendio, cadde finalmente 1& dove fu dipoi il suo sacrario. Sacrario che si trovava nel pendio settentrionale dell’acropoli, e che «m costituito masBimamente da una profonda gi-otta scavata natutilmenta nel sasso. Donde, dicono, ch«, per una via sotterranea, si eoDonicasse col tempio superiore di Eretteo, e per consoguenza coll’kcropoli. Alla quale via sotterranea praticata entro il sacrario di AgJaoro, alcuni commentatori credono che appunto voglia accennare Erodoto quando parla, nel passo citato, della miracolosa ascensione dai Barbari all’acropoli di Atene. Ma se una tate interpretazione potrebbe trovare innegabilmente un certo appoggio nelle parole con cui ineooiincia il Capitolo 53’: Xpóvut 6’ ìk tujv diràptuv itpdvTi bf) ti^ bobe; Tolai 3appdpoioi, a me pare però che non possa più reggere affronte di quelle altre parole con coi si chiude il secondo periodo del Capo stesso: xalToincp dnoKp^iavou Wvtoi; toO x^P°^- Perchè, is realmente i Persiani avessero usato delia via sotterranea per raggiangere l’acropoli d’Atene, poco doveva importare se la salita esterna era facile o difficile, dolce o scabrosa.

N. 83, Et H toOto tif\ itoifiooc, i^fietq név.... KofiicùfitOa i<; Kpiv tì^v èw ’iTaXiT), f^TTCp f\n(.T(pr\ ri ioTi ìk iraXaioO f ti, kqI xà AÓTW Aèrei, <nt’ ^M^ujv aìiTi^v ò^eiv KTia6f)vai (§ 62).

e devi erodermi se protesto: che riluttando tu ai miei consigli, noi incontanente raccoglieremo tutta la nostra gente, e faremo vela per la città di Siri. Per la città di Siri, che già ci appartiene in -erto modo ab antico, e che anche oggi gli oracoli c’invitana a ripopolare.