Pagina:Delle istorie di Erodoto (Tomo III).djvu/311

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rohto, detto sirimonio, era un vento settentrionale che apìi’ava atlU direzione del fiume Stnmone. Il qual vento acquistava talvolta lUt gran violenzo; e allora riesciva infestissimo alle navi che dall’Egeo volevano penetrar l’Ellesponto.

N. 36. aivtoavxet ht uóXXà, 1rpoé1T€^^,av dmóvra rpiriKÓoioi ZrtaptiUTèuv XoYdbc^, oÙTOi oVncp Irni^e? xaX^ovTai, n^xpi oi’ptuv tùiv TeT«t)TiKùPv (§ 124).

I dopo averlo colmato (Temistocle) di lodi, orcfitiorono- (gli Spartii) c/ie fosse accompagnato, fino ai confini di Titgea, da qu«i frteento eletti, che si chiamano Cavalieri.

I trecento cavalieri di Sparta costituivano un corpo eletto dì miliiìi, formato essenzialmente di giovani, e levato in questa maniera. Oli Efori nominavano tre, cosi detti, Ippagreti, e ciascuno di tali ’ppigreli aveva l’ incarico di scegliere cento cavalieri, secondo «ni prìncipi e certe norme pi-estabillte. Si chiamavano cavilieri; ni iD realtji erano un’eletta di opliti, specialmente deputati a Kguii’e, tatti in parte, il re in guerra come una specie di guardia privilegiata.

’’’. 37. OOtuj t%!t\ Toi" oOt" fiv éftb, fibv BcXPivixrn;, érififienv oOtu, ’pft; IitapTiriT^uiv oOt’ flv oO, ili ’v^pion-e, ^uuv ’AGrjvaSo^; § l■2.^).

Sia bene. Ni io (disse Temistocle), se fossi nato a Belbina, avrei "^(9 quegli onori dagli Spartani, né li avresti avuti tu,o uomo, f,tnehè ateniese.

Bitbina era il nome dì una piccola isoletla, posta fra Kgina e il WpoSunio. i cui abitanti ai avevano per gente da nulla. Fu poi opinione Dolio generale fra gl’interpreti, cbe lo parole acuminate di Temistocle . Timodemo, perchè abbiano tutto il senso che debbono avere, bisogna the siano dirette a un Timodemo di Belbina: e non satino quindi comporre tale premessa col fatto che Timudemo, invoce, ora (secondo Erodato) di Aiìdna, borgo dell’Attica. E «quella promessa ha radice nell’idea fissa; che tutto lo spirito della frecciata di Temistocle si svapori, se non si mantiene ferma l’antitesi fra le diverse patrie dei due interlocutori; Belbina e Atene. Io però mi accosto risolutamente a coloro, I quali non veggono nissun bisogno di tale antitesi. Imperocché la rera idea di Temistocle può essere benissimo tradotta e rischiarata io questa maniera: Se io fossi nato a Belbina, cioè, in un luogo di nessuna importania (precisamente come un Fiorentino, direbbe, ’. Pkretola; o un Torinese, a Cavouret); e dove per conseguenza U mie qualità, i miei talenti non avessero avuto campo di dimostrarsi; con tutte le mie qualità e i miei talenti, sarei rimasto j^mpre un uomo oscuro ed ignorato nel mondo. E tu. o Timo