Pagina:Delle istorie di Erodoto (Tomo III).djvu/328

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- 316 16. Quanto poi ora sono per aggiungere, io lo seppi dalla bqcca stessa di Tersandro, cittadino di Orcomeno, e uomo reputatissimo fra gli Orcomenì. Il quale mi raccontò: che anch’esso fu invitato a questo banchetto, cni parteciparono cinquanta Beoti; e che Attagino distribuì i suoi ospiti in guisa che restarono accoppiati insieme, un Persiano e un Beoto per ogni letto. Levate poi le mense, e datisi i convitati al bere: mi disse Tersandro che quel Persiano, che giaceva nello stesso letto cou lui, gli domandò a un tratto in lingua greca, donde egii era nativo. E avendo risposto; essere nativo di Orcomeno, il Persiano tostamente soggiunse: Dacché, dunque, noi siamo stati in questo g’ioroo compagni di mensa e di libazioni, ti voglio lasciare il ricordo del mio modo d’intendere e di apprezzare la presente condizione dellf cose, affinchè tu possa fare tuo prò delle mie previsioni. Vedi questi Persiani che qui gavazzano; vedi là quella sercito che rimane accampato lungo l’Asopo? Ebbene, di tutta questa gente, ben pochi fra breve tempo li vedrai più vivi. E ciò dicendo, quel Persiano si scioglieva in lagrime. Alle quali parole, Tersandro (secondoche egli narravami ) aveva subito replicato: bisugM dunque riferire tutto ciò a Mardonio, e a quelli che tengono il primo luogo di,po di lui. Ma l’altro allora riprese: mio couimeusale, non è concesso agli uomini dar di cozzo nei fati; onde avviene frequentemente che i mi" gliori consigli non sono ascoltati da nessuno. E molti altri si contano nell’esercito di Mnrdonio, i quali la pensano come me: uonostaute tutti lo seguitiamo per non ne poter far di meno. Ma è senza dubbio uno dei più pungenti dolori che si possano avere nel mondo, il sapere di aver ragione, e il non poter far prevalere le proprie idee.