Pagina:Delle notti di Young traduzione di Giuseppe Bottoni e del Giudizio universale dello stesso Young.djvu/148

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122 DECIMA

Dunque non chiederà la preda antica,
Nè vorrà ohe la terra, e l’oceano
55Rendan quanto a lor diè quand’ei fé 1 il tutta,
Se l’incredulo ornai non può natura
Erudir: se protervo il ciglio ei chiude
A ciò che mira, c fia che poi resista
A ciò chVi sente in sen? Se del supremi
60Arbitro Creator fiacca la voce,
CheNneir opere sue chiaro risuona,
Gli par, l’ascolti in se medesmo: il guardo
In se rivolga, ed in se stesso ei legga:
In lui tutte già son le cifre impresse
65Dell 1 immortalitade, e porta in seno
Il severo censor, che lo condanna.
Non tradisce, o lusinga i figli suoi
Natura: all’uomo in sen giammai non scrisse
Favole, sogni, e non fé’ mai dell’uomo
70Un spettro nienzogner, che l’uomo inganni*
Guida la greggia tua ove più folte,
E più pingui son l’erbe: ella contenta
Pascola, non si lagna; a te si nega
Quella pace che gode. Ha l’uomo in seno
75Molesto senso, che costante il segue,
Sempre il tormenta. Il pastorello, il prence
Della sorte si duole; ed i sospiri
Eco si fan dalla capanna al trono.
Pur qual immenso spazio il suo destino
80Divide! L’un ne’ regni suoi racchiude
Più mari; e sulla terra ha l’altro un solo
Tugurio vii di poche stoppie: e creta,
Che in fretta alzò dove neppur si vede.
Orma d’abitator, debol difesa
85Al ealdo, al gelo, al tempestar del veruo.
E più creder dovrei per la mia greggia,
Che per me generoso il Nume eterno?
Ah no. Questo ch’io provo ingrato senso,
Che scontento mi fa, delF esser miò
90Immortale è l’indizio, è dell’istinto
Vofc.e, che va chiamando il solo oggetto,