Pagina:Delle strade ferrate italiane e del miglior ordinamento di esse.djvu/14

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le imprese m modo che tendano a fare dell’intera Penisola una sola contrada ed una sola famiglia, come succede apposto in quella forte ed intelligente Germania, dove senza menomamente ledere la giusta indipendenza d’ogni Stato, si seppe nondimeno creare un’omogeneità d’interessi e di regole per governarli, da cui non può che tornare immenso accrescimento di potenza e di ricchezza all’intera nazione.

L’opportunità, altronde, di creare in Italia mercati grossi e comuni per tutti gl’Italiani, i quali mercati ivi chiamino anche in larga copia molti avventori esteri, non potrebbe essere maggiore nell’epoca che corre, di quello il sia stato o sia per esserlo mai.

Anzi l’urgenza in certo modo non potrebbe più evidente mostrarsi di ciò che sia di presente; e per tutti; perocchè, omessa una volta l’occasione, questa non sempre torna opportuna, altri sapendo destramente coglierla; nè le abitudini commerciali, per cui si creano interessi nuovi, son poi così facilmente trasmutate1.


  1. L’«Italia», dice un moderno scrittore, «entra ora in una nuova età commerciale; ricondotto il commercio Orientale nel Mediterraneo, ella può e deve riprendere gran parte a quel commercio» ...
         «Tutti han progredito o minacciano progredire; se non progrediamo noi pure, ci avverrà una seconda volta di peggiorare nelle nostre condizioni relative; e quindi secondo ogni probabilità anche nelle positive; qual che sia la nostra operosità presente noi perderemo anche questa, tutta, o in gran parte. — E come poi possiam noi progredire? Certo, non conquistando anche noi grandi colonie, chè non n’abbiam forza; non aprendoci nuovi mercati orientali, dove saremmo non solo ultimi ma sconosciutissimi; non isperando competere co’ nostri prodotti industriali, troppo rimasti indietro; nè co’ nostri agricoli, troppo scarsi e cari al paragone. Noi non abbiamo speranza buona di progressi commerciali, se non dalla nostra mirabile situazione in mezzo a quel Mediterraneo attraverso a cui s’è ricondotta, senza fatica nè merito nostro, la via del commercio universale. Per noi han lavorato, e lavorano tutti questi che riconducono il commercio Europeo-Asiatico (il massimo de’ commerci del mondo), nel nostro mare. Chi va e chi viene ci passa in vista, solca le nostre acque, tocca o vede i nostri porti. — Ma non c’inganniamo; veggiamo i vantaggi di questa nostra situazione quali sono, nè più nè meno. Essi non ci possono venire se non dalla vici-