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Pagina:Diario del principe Agostino Chigi Albani I.djvu/64

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ed il titolo di S. Pietro in Montorio, mentre in segno di festa Castel S. Angelo sparava a salve ed il campanone di Montecitorio mandava all’aria festosamente i suoi rintocchi. Il giorno 6 si pose termine alle feste collo spettacolo della corsa a Piazza Navona, riuscito attraentissimo ed affollatissimo, e pochi giorni dopo, avendo prima fatto piovere migliaia e migliaia di decorazioni ed onorificenze, gl’Imperiali partirono per porta del Popolo, mentre i cannoni di Castello, i cannoncini del Pincio e di Ponte Molle davano loro l’ultimo commiato.

Tre anni più tardi, nel mese di Novembre, giungeva in Roma il re di Prussia nel più rigoroso incognito, prendendo alloggio alla locanda di Semy in Piazza di Spagna, ma quale contrasto tra il suo arrivo e quello dell’Imperatore! «Egli ha ricusato qualunque onorificenza, scrive quasi meravigliato il nostro Diarista, e neppure ha voluto che il Marchese Massimi, Sopraintendente generale delle Poste, che si trovava a Bologna, lo venisse servendo, com’è solito con simili personaggi. S. M. ha delusa la curiosità di tutti quelli che lo stavano aspettando fuori porta del Popolo ed in Piazza di Spagna, mentre a Ponte Molle è salito nel legno del Principe suo fratello (che si trova da molto tempo in Roma, e che gli era andato incontro), e con esso è entrato per porta Angelica, andando addirittura a S. Pietro, poi a S. Pietro in Montorio, al Colosseo, a Campo Vaccino, alla Rotonda e finalmente alla locanda, ove è stata mandata la guardia, avendo il re accettato solo due sentinelle alla porta».


Il Teatro Valle.


Nei primi giorni del 1821 si cominciò a metter mano alla demolizione del teatro Valle: il vecchio e glorioso teatro, fabbricato in legname, secondo il costume antico, dove un giorno fra gli applausi si erano recitate le tragedie dell’Alfieri e del Monti, stava per sparire e cedere il posto ad uno nuovo. I Capranica, che ne erano i proprietari, volevano edificarne un altro di materiale ed in miglior forma e a tale scopo ne affidarono l’incarico all’architetto Valadier. Con quant’amore e