Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/209

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 1849  191

Cantarono la Marsigliese e terminarono col gridare: «Vive la République Romaine».

Dai nostri furono abbracciati, baciati e portati in trionfo.

Questa mattina è morto Melara, già comandante la compagnia dell’Unione, ferito in una coscia nei combattimenti dello scorso luglio1.


1° Agosto. — La sera del 31 luglio scorso giunse in Roma la Commissione Governativa di Gaeta composta degli Eminenti:

Altieri,
Della Genga,
Vannicelli2.

Nella stessa sera fu trasportato il cadavere del colonnello Pietro Melara alla Chiesa parrocchiale dei SS. Vincenzo ed Anastasio. Fu accompagnato

  1. Il conte Pietro Melara, bolognese, era comandante di un battaglione dei bersaglieri della republica, e venne ferito, fuori Porta S. Pancrazio, il 4 di giugno. «La sua vita, che non fu che una lunga aspirazione verso la redenzione della patria, fu da lui cento volte arrischiata per attuare il suo santo desiderio, c raccolse una corona di sangue in quella guerra memorabile. Combattendo dove maggiore era il pericolo, spronando più che colla voce coll’esempio i suoi, a seguitarlo, egli mostrar volle, negli estremi giorni suoi, come dalle premesse di tutta la sua vita non discordassero i suoi ultimi proponimenti. Accompagnato di lì ad alcuni giorni il suo mesto feretro dai suoi compagni, che come fratello lo avevano sempre riguardato, un francese ardì strappar dal suo petto l’onorata nappa che anche in morte avea voluto portare. (Rusconi, op. cit., n, 65).
  2. È il famoso triumvirato cardinalizio che i Romani chiamarono rosso, non per la porpora che vestivano; ma pel sangue che sparse delle infelici popolazioni dello Stato pontificio.