Pagina:Domenico Spadoni - Alcune costumanze e curiosità storiche marchigiane (Provincia di Macerata), 1885.djvu/31

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Il tempo che fa il primo dell’anno è di buono odi cattivo esempio per gli altri giorni. E anche superstizione popolare che quel che si fa il primo dell’anno si farà poi in seguito: si cerca quindi in quel giorno di contar quattrini, di mangiar bene, di appagare i più cari desideri e di stare allegri, che ciò servirà di buon augurio, e nella mensa si leva il bicchiere arrubinato brindando alla salute e alla felicità dei parenti e degli amici.

Un villano morrovallese, residente ora a Macerata, mi raccontava che a Morrovalle era costume fino a poco tempo addietro di andare cantando per le campagne, prima della Pasquella, i Mesi dell'anno, in comitive di tredici persone, ciascuna con qualche oggetto agricolo simboleggiante il relativo mese. La tredicesima persona rappresentava l’Anno. Eccovi tale canzone, nella rozza pronunzia e con le storpiature, con cui mi è stata detta a memoria da chi la cantò in sua gioventù:

Io so’ Gennaro, che sto accanto al foco,
Brillo l’arrosto e faccio un bel gioco
E lu cocio per questi signori:
Fra gli altri mesi io sono il migliore.

Io so’ Febbraro, che godo il sereno,
Rompo li geli e la terra rimeno,
Non mi guardate che sono il più zoppo.
Fra l’altri mesi lu meglio mi porto.

Io sono Marzo e so’ più sventurato.
Che della carne non ho mangiato,
Quisti signori me l’ha comandato:
Povero Marzo svinturato!




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