Pagina:Doni, Anton Francesco – I marmi, Vol. I, 1928 – BEIC 1814190.djvu/16

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10 i marmi - parte prima


piú cose assai che non sono, non solo in uno, ma in mille uomini. Io veggo ogni piccolo scrittore che legge l’altrui opere, che egli non fa altro che tassarle, riprenderle e voler far credere di saper far meglio di coloro che meglio di lui sanno fare.

Salvestro. Cotesto è bene una parte di buon fondamento, a mostrar che son piú gli ignoranti; ma, io trovo, solamente color che sanno lodano; sempre chi non sa biasima gli altri e loda se medesimo: la quale spezie di ciancia ha del cattivo piú tosto che del buono. E perché l’è chiara cosa che piú sono i cattivi che i buoni e gli ignoranti che i dotti, non accade se non che io discorra sul mio libro e che io misuri prima me: forse, con questo passo, te misurerai, e gli altri, con il tuo e mio, si squadreranno ben bene da capo a piedi.

Migliore. Se cosí determinate di fare, io spero d’udire qualche bella cosa sta sera, tanto piú che io son per saper parte della vita vostra, la quale fia cosa rara a udire. Ma che diranno le brigate savie, o che savie si reputano, se Salvestro del Berretta dirá cose rare? Oh, e’ parrá loro impossibile! E pure, se vorrete, siate per dir cose stupende, non cavate di libri o udite dire, ma scaturite fuori dell’ingegno. Che dite, messer Salvestro, dico io bene o no?

Salvestro. Potrebbe essere che io dicesse alcune cose non cosí divulgate, perché son certo d’esserne stato inventore.

Migliore. Come sarebbe a dir? che? Date un poco in terra.

Salvestro. Son contento; ma non andar poi dicendo queste novelle, ché non mi avessino per pazzo o per incredulo.

Migliore. Cosí farò.

Salvestro. Io mi ricordo, quando cominciai a essere uomo e a conoscere la differenza che era dal mondo al cielo (se egli m’è lecito di dir tanto), ch’io mi riscossi tutto tutto e mi s’arricciarono i capegli in capo e cosí le carni mi si raccapricciarono: e questo ne fu cagione la varietá che io vidi della nostra cittá nel tempo della morte (avendo veduta la vita) di fra Girolamo Savonarola. Per la qual cosa cominciai io ad aprir gli occhi e dir fra me medesimo: — Salvestro, che fai tu qua?