Pagina:Dubbi amorosi.djvu/28

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DUBBIO XXV.


    Con un Romito, un giorno per ventura,
Scontrossi un abadessa sempliciotta,
Il qual le dimandò con mente pura
Che di grazia gli desse una pagnotta;
Ed ella, alzati i panni alla cintura,
Li mostrò la sua bianca e bella potta,
E disse non avergli altro che dare.
Utrum tal carità dovea accettare?


DUBBIO XXVI.


    Frate Cipella gran predicatore
Veggendo gl’altri frati a buggerare,
Trovato un fraticel si mise in core
Voler un tal secreto anch’ei provare;
Ma ben presto alla prima fece errore
Spingendo il cazzo in sù senza bagnare,
Onde fè di quel cul un melgranato.
Utrum, se per provar fece peccato?


DUBBIO XXVII.


     Suor Marta la lussuria avea nel sesso,
E volendo la carne lacerare,
Prese un cazzo di vetro d’un commesso,
E con la potta cominciò a scherzare:
Ma spinta dal furor a un colp’istesso,
Volendo tutto dentro farlo entrare
Si ruppe la potta, e ’l cul che è peggio.
Utrum, se per far ben fè sacrileggio?