Pagina:Dumas - Il tulipano nero, 1851.djvu/199

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— Ora tutta la giornata è al sole, quando c’è; ma quando il tulipano sarà spuntato dalla terra e quando il sole sarà più caldo, farò, caro signore Cornelio, come facevi qui voi. L’esporrò sulla mia finestra di ponente dalle tre pomeridiane alle cinque.

— Oh! così, così! esclamò Cornelio; voi siete un perfetto giardiniere, mia bella Rosa. Ma or che ci penso, la cultura del mio tulipano occuperà tutto il vostro tempo.

— Sì, gli è vero, disse Rosa; ma che importa? II vostro tulipano è mio figlio; gli consacro tutto il tempo che spenderei per un mio bambino, se io fossi madre. Solo col divenire sua madre, soggiunse Rosa sorridendo, posso cessare di essergli rivale.

— Buona e cara Rosa! mormorò Cornelio, gettando sulla giovanetta uno sguardo, dov’era più dell’amante che dell’orticultore, e che consolò un poco Rosa.

Poi dopo un momento di silenzio, intantochè Cornelio aveva cercato per le aperture della graticola la mano fuggitiva di Rosa, riprese:

— Cosicchè son già sei giorni che il tallo è in terra?

— Sì, sei giorni, signor Cornelio, rispose la giovinetta.

— E ancora non si mostra?

— No, ma credo che domani spunterà.

— Dimani sera mi darete le sue nuove con le vostre, non è vero, Rosa?.... M’inquieto bene del figlio come ancora dicevate; ma m’inquieto ben più della madre.

— Dimani, disse Rosa, guardando Cornelio con la coda dell’occhio, dimani non so se potrò.