Pagina:Dumas - Il tulipano nero, 1851.djvu/320

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— Perchè siccome ambiva la signoria di Firenze, chi sa che non facesse la conquista per sè; ed allora almeno si avrebbe avuto un giovine generoso, e non un Alessandro, un Cosimo I ecc. ecc.

— Vi rammentate del nostro proverbio fiorentino?

— No.

— Male in Borgo e peggio in Boffi. — Saremmo caduti dalla padella nella brace. Era più credibile l’essere trattati bene da uno che fosse nato tra noi, e avesse con noi conversato alla buona, che da uno che puzzava di sangue principesco. Rammentatevi che i figliuoli de’ gatti chiappano i topi.

— Sarà vero anche cotesto, ma credi tu, Cecchino, che se anche il nostro gran Ferruccio avesse salvato la patria dalle armi parricide di un di lei figliuolo, che coll’andare del tempo e non molto lontano, non essa sarebbe stata preda del primo venuto? Quando i cittadini pensano ognuno per sè, parendogli che il bene individuale debba essere preferibile al generale, allora gli Stati liberi bisogna che cadino in mano di chi giunga a far credere, che per di lui mezzo potranno darsi tempone e salvare la pancia pei fichi. Vedi come è accaduto in Toscana, veramente Paradiso terrestre per la sua posizione geografica? Se tu trattassi di fare una leva di soldati, tu vedresti correre contro il Governo con le zappe e con le accette. E il Governo che lo sa, e ne gode, tiene, a spese di tutti, soldati stranieri, che sono peggio dei pretoriani nei bassi tempi dell’impero romano.

— Per carità non mi parlate delle cose di Toscana, giacchè ci torno di malincuore, o per dirla all’uso del nostro gran Galileo agiscono in me le due forze: