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Pagina:Eisenstein o della coerenza stilistica.pdf/4

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addirittura inutili, talvolta spezzati (un paio di carrellate in Aleksandr Nevskij, una panoramica in Ivan il terribile) in quanto non rappresentano un movimento di correlazione per passare ad un punto all’altro della scena ma piuttosto, si potrebbe dire, un moto delle cose e dello sfondo, tutto insieme davanti alla macchina da presa.

Nessuna influenza esercitano quindi su Eisenstein i metodi hollywoodiani. Dalla tecnica di quell’ambiente trasse partito invece il collaboratore più assiduo di lui, Grigori Aleksandrov. E non tanto della stilistica formale consuetudinaria e meccanica si valse Aleksandrov quanto del super teatro coreografico di un Seymour Felix, di una Albertina Rasch e soprattutto di un Busby Berkeley, o di chi per loro: insomma dei coreografi di film.

Il fondamento stilistico di Eisenstein resta l’inquadratura: la composizione di ogni singolo quadro, ottenuta dal rapporto tra il paesaggio naturale o la scenografia artificiale e i personaggi e gli oggetti. Trattasi per lo più di inquadrature non determinate da positure stravaganti o cosiddette irregolari della macchina da presa. Non esiste l’inquadratura obliqua o lo «scorcio ardito». Il punto di vista è di norma perpendicolare al piano dello sfondo o dell’oggetto.

Ma ecco l’orizzonte diventare una sottile striscia di terra, ecco le figure umane piccolissime campeggiare contro cielo nello spazio, ecco le architetture comporsi dietro i personaggi in schemi rispondenti a figure geometriche, ecco estendersi vaste ombre dietro i personaggi, ecco alternarsi in grave o più sollecita cadenza i primi piani ai campi lunghissimi, ecco stilizzarsi le figure in atteggiamenti ieratici, ecco la parola diventare suono magari enfatico, ecco il ritmo incalzante, inesorabile, ecco l’immagine farsi musica, la musica immagine, in vario contrappunto: ecco Eisenstein.


Il suo ingresso al cinema è occasionale. I suoi studi di varia natura, la sua tendenza ad apprendere e ad applicare nuovi ritrovati lo porta, da ingegnere architetto (da questa sua base forse deriva il suo rigorismo stilistico) ad occuparsi di teatro. E’ l’epoca in cui le più vive esperienze del dopoguerra in fermento si vogliono applicare. Lo spettacolo non è soltanto la traduzione scenica di un testo. La messinscena ha la sua parte importantissima. Il Teatro d’Arte di Mosca è all’avanguardia. Vsevolod Meyerhold insegna, Eisenstein è con lui e in uno spettacolo allestito sulla base di un testo di Aleksandr Ostrovskij inserisce una sequenza cinematografica. Racconterà in seguito di aver visto, quali primi film The Birth of a Nation e Intolerance di D. W. Griffith e di essere stato attratto al cinema soprattutto per le «mera-


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