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Pagina:Eisenstein o della coerenza stilistica.pdf/7

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L’impresa avviata sotto l’egida finanziaria di Upton Sinclair non consente ad Eisenstein, anzi tutto, di realizzare un film sonoro. Di Que viva Mexico! concepito come un film in quattro parti, precedute da un prologo e conchiuse da un epilogo, una specie di epopea del Messico, restano circa sessantamila metri di negativo impressionato. L’episodio intitolato L’Agave è per quello per cui Eisenstein ha maggiormente lavorato. Esso potrebbe dare origine (si ricordino i casi pressappoco analoghi di 1905 e di Ottobre) a un film di per sé stesso consistente. Senonché Eisenstein deve lasciare il Messico, l’America, per la Russia. Il materiale viene acquistato dal produttore Sol Lesser, probabilmente uno dei meno adatti a intendere il valore del materiale stesso. Il montaggio, da Eisenstein naturalmente non riconosciuto e forsanco non conosciuto è curato da un «film editor» di mestiere. S’è accennato, per esempio, alla edizione italiana del film di Lesser Thunder over Mexico; con un finale affastellato e arbitrario. Quando mai Eisenstein avrebbe accettato tante sovraimpressioni e dissolvenze incrociate? Tuttavia bisogna riconoscere che la parte sostanziale dell’episodio è coordinata in un montaggio accettabile; per lo meno corretto e misurato nel racconto. Il clima cinematografico di Hollywood sarà ricordato più tardi da Eisenstein il quale in un articolo su «Cultura nella Vita» di Mosca (riprodotto in «Sight and Sound», autunno 1947; Purveyors of Spiritual Poison) così si esprime: «... Numerosi sono i temi realmente vitali trattati dal cinema americano in modo avvincente... film che danno con inattesa obiettività un vero quadro dei sistemi di vita di gentiluomini del paese di Dio, come gli Americani chiamano i loro Stati Uniti... la abilità di trattare qualsiasi tema... di ridurlo lentamente e dolcemente alla nullità finale, questa è probabilmente una delle più astute caratteristiche del cinema americano».

Nel 1938 esce Aleksandr Nevskij. Non si tratta di un episodio di storia recente, non di storia o di problemi contemporanei, bensì della rievocazione di un personaggio di storia medievale, balzato dalla Cronache di Pskov e di Novgorod, il duca Aleksandr Jaroslavovic Nevskij duca di Novgorod, vissuto dal 1220 al 1263, vincitore ventenne di battaglie, famosa quella sul lago Peipus del 1242. Su questa prima fase della vita del Nevskij è intessuta la trama del film, risolta in un vasto spettacolo di immagini in cui la parola è cadenzata con enfasi: lineare ortodossa e intransigente rappresentazione dall’accento epico. Il costume, l’epoca storica consentendolo, è stilizzato, e così la scenografia, nelle costruzioni all’aperto, salvo — e non per una tendenza alle comodità industriali — le scene ricostruite nell’interno dei teatri di posa, sostituendosi la luce artificiale alla luce del sole. Sarebbe facile


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