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Pagina:Eisenstein o della coerenza stilistica.pdf/8

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tacciare Eisenstein e la sua opera di eccessivo compiacimento formale; se non sapessimo che questa è probabilmente l’unica soluzione per un film del genere. La visuale prospettica, secondo la quale i fatti perduti nelle lontananze della storia hanno da essere elaborati in una espressione tanto attuale quale è il cinema, è senza dubbio rigorosa.

Un nuovo problema attende di essere risolto: quello della recitazione. Si sa che per Eisenstein la estrinsecazione mimica è risolta entro i limiti della inquadratura e in relazione alle prospettive scenografiche, agli elementi di sfondo. Qui il calcolo appare evidente. Ma si tratta di calcolo o, non piuttosto di stile spontaneo e sincero; di forma cui Eisenstein non può rinunciare? E’ facile inoltre constatare come la recitazione verbale sia enfatica. Ma anche a proposito valga quanto si è detto in merito alla soluzione figurativa: al rigorismo plastico, ad una ricerca compositiva, non più tale del resto perché evidentemente spontanea, corrisponde il tono staccato ed aulico della parola. Si aggiunga infine la opportunità o la necessità o la inopportunità di valersi di attori professionisti, tra i quali campeggia Nikolai Cerkasov, dall’aspetto non di ventenne ma giovanile quanto basta per raffigurare il giovane condottiero. Il ritmo del racconto è basato sul contrappunto tra il protagonista e la folla; questa essendo poi spesso parte integrante della composizione plastica dei quadri, elemento scenografico di per sé stessa.

Ivan il terribile è logica conseguenza. Altro film di costume, altra epoca, indubbiamente più sfarzosa. Una figura variamente interpretata dagli storici, vissuta nel pieno Cinquecento, Ivan IV incoronato diciassettenne nel 1547 nella Cattedrale dell’Assunzione in Mosca è al centro del racconto: ma Eisenstein ancorché consentendogli e la storia e il personaggio una opulenza di immagini e di movimento, non è peraltro sopraffatto dal clamore rinascimentale; è presente in ogni quadro la sua personalità; istintiva risulta la scelta dell’angolazione, la composizione dei personaggi nell’architettura, secondo il consueto rigore che è lo stesso suo stile. Ma una maggiore veemenza è avvertibile in alcune scene e non soltanto resa più appariscente dalla musica di Sergei Prokofiev. L’azione è condotta alternativamente negli esterni prediletti da Eisenstein (quale migliore sfondo del cielo per comporvi le figure?) e in interni: ampie costruzioni in cui il sapiente gioco di luci e di ombre, talvolta ricercato, contribuisce alla efficacia rappresentativa di un clima leggendario. Il personaggio del protagonista — ancora il multiforme Cerkasov sostiene la parte — è ri-inventato da Eisenstein. Ivan IV è il suo Ivan il Terribile, in una storia che è affidata a sequenze plastico-figurative e ritmiche così come le storie


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