Pagina:Elogio della pazzia.djvu/150

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

della pazzia 137

sentarci, come dicono essi, gli Apostoli colla loro immondezza, colla loro ignoranza, colla loro rozzezza, colla sfacciataggine loro. Nulla di più ridicolo di quell’ordine esatto e preciso, che osservano in ogni loro operazione; tutto si regola da costoro col compasso e colla misura. Le scarpe devono avere tanti nodi, il cingolo dev’essere del tal colore, la veste formata da tanti pezzi, la cintura della tal qualità e della tal larghezza, la cocolla della tal forma e della tale ampiezza, la cherica di tanti pollici di diametro, devono mangiar alla tal ora, la tale qualità e quantità di cibo; dormire solo tante ore, ecc. Ora ognuno può ben chiaramente comprendere quanto una sì precisa uniformità sia impossibile a conciliarsi coll’infinita varietà del pensare e dei temperamenti. Nulladimeno da questa metodica esteriorità ritraggono i monaci argomento di disprezzare quelli ch’essi chiamano secolari, e talvolta essa partorisce fra i differenti ordini serie contese, a segno tale che queste anime sante, le quali si vantano di professare la carità apostolica, si vanno vicendevolmente lacerando, e perchè? per un cingolo diverso, o pel colore un po’ più carico della veste.

Vi sono alcuni di questi reverendi che mostrano bensì l’abito di penitenza, ma che si guardano ben bene di far vedere la finissima camicia che portano sotto; altri all’incontro portano esternamente la camicia e la lana sulla pelle. I più ridicoli, a mio credere, sono poi quelli, che inorridiscono alla vista del danaro come farebbesi a quella d’un serpente, ma non la perdonano poi nè al vino, nè alle donne. Non potreste finalmente credere quanto si studino costoro di distinguersi in ogni cosa gli uni agli altri. Imitar Gesù Cristo? Questo è l’ultimo