Pagina:Elogio della pazzia.djvu/191

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ciecare il volgo con annotazioni, che per lo più sono pensieri qua e là rubati: fra questi se non è il primo, certo è il secondo il mio caro Erasmo che spesso per fargli onore vado nominando1. Oh Pazzia, esclamano costoro, tu ti mostri veramente degna del nome che porti, tanto nelle tue interpretazioni, quanto in tutto il resto! il pensiero dell’Apostolo è ben diverso da quello che tu sogni, imperocchè non intende di persuadere ch’egli sia più pazzo degli altri; ma dopo aver detto: Eglino sono ministri di Cristo, ed io pure lo sono; come che non si fosse abbastanza vantato agguagliandosi agli altri, soggiunse per correzione: Lo sono più di essi, sentendosi non solo eguale agli altri Apostoli nel ministero del Vangelo, ma bensì alquanto superiore. Per levare però lo scandalo che poteva dare una simile dichiarazione, S. Paolo si dà il nome di pazzo, poichè ai soli pazzi è concesso dir tutto senza pericolo di offendere alcuno. Ma che cosa abbia inteso di dire S. Paolo scrivendo in tal maniera, lascio che ne disputi chi vuole; per me preferisco di stare attaccata ai lumi di que’ grandi, di que’ grossi, di que’ grassi, di que’ celebri teologoni, coi quali la maggior parte de’ dottori vuol piuttosto correr pericolo d’ingannarsi, che conoscer la verità dietro la scorta di quelle persone a tre lingue2, delle quali si tien quel conto che delle cornacchie. D’altra parte ho in mio favore un glorioso teologo, di cui credo prudente tacere il nome, perchè so benissimo che le nostre cornacchie non mancherebbero di citarmi il prover-

  1. Qui Erasmo allude alle annotazioni ch’ei fece al Nuovo Testamento, ed all’opera di S. Girolamo.
  2. A tre lingue, cioè l’Ebraica, la Greca e la Latina.