Pagina:Elogio della pazzia.djvu/7

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x proemio

frammenti che rappresentavano la vita dei nostri tempi, ma con tali particolarità e svolgimenti che i volumi s’ammassavano e la piena rappresentazione era di là da venire. Erasmo in uno scorcio magistrale fece quel che Balzac tentò invano nelle sue superbe tele; l’Elogio della Pazzia è la commedia umana, nei suoi principali lineamenti, colta in un tempo fecondo di contrasti e ricco d’originalità.

L’età d’Erasmo fu tutta di transizioni; dal garbuglio politico all’ordinamento degli Stati, dalla scolastica alla buona filosofia, dalla barbarie alla coltura, dalla servitù all’emancipazione del pensiero. I due eserciti erano numerosissimi e andavano per diverse vie, figurando quei romei che Dante vide al Giubileo del 1300.

Che dall’un lato tutti hanno la fronte
Verso il castello e vanno a santo Pietro,
Dall’altra sponda vanno verso ’l monte.

Erano poi soldati che nelle fogge del vestire e nei modi del combattere si lasciavano andare a tutte le lor fantasie, come avveniva nelle milizie scomposte dei tempi eroici e feudali; e in parte nei volontarj dei nostri giorni. Ciascuno portava la sua follìa in mano, e s’avea solo a dirizzarvi il dagherrotipo per averne l’imagine.

Promotore possente degli studj classici, maestro di stile elegante ai suoi stessi avversarj, che lo maledicevano con le sue frasi, egli si levò contro all’idolatria di Cicerone, che trascinava anche i segretarj dei brevi pontifici a render pagana la lingua della liturgia e della gerarchia cattolica. — Mancata a noi e a lui