Pagina:Elogio della pazzia.djvu/71

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58 elogio

mante, nulla gli sfugge, mai non si perita, la sua vista è da Lince, tutto pesa colla massima esattezza, non perdona cosa alcuna; trova in sè stesso tutta la sua felicità, si crede il solo ricco della terra, il solo savio, il solo re, il solo libero; in una parola si crede ei solo il tutto; ed il più bello si è, ch'egli è il solo a credersi tale. Aver degli amici? Questo è l’ultimo de’ suoi pensieri; perciò non ne ha nessuno. Senza scrupolo alcuno insulta perfino gli Dei, e condanna come una vera pazzia tutto quanto si fa nel mondo, mettendo in ridicolo ogni cosa. Vedete il bel quadro di quest’animale, che ci viene proposto come un compiuto modello di saviezza. Ditemi in grazia, se la cosa potesse decidersi coi suffragj, qual città vorrebbe un simile magistrato? Quale esercito bramerebbe un tal generale? Chi lo inviterebbe alla sua mensa? Anzi son persuasa, che non troverebbe neppure nè una moglie, nè un servo che lo volesse o lo potesse sopportare. E chi all'incontro non preferirebbe un uomo qualunque, tolto dalla massa degli uomini stoltissimi, il quale, sebbene stolto, sapesse però comandare o ubbidire agli stolti, e farsi amare da tutti; e che fosse sopra tutto compiacente colla moglie, buono co’ figli, lepido alle mense, socievole con tutti quelli, coi quali convive: finalmente che non si credesse straniero a tutto ciò che appartiene all’umanità? Ma già per dire il vero sento ribrezzo a parlare di tal sorta di savj. Per la qual cosa passerò a discorrere degli altri beni della vita.

Qualora si riflettesse attentamente al genere umano; qualora si osservassero come da un’alta torre (in quella guisa appunto che suol far Giove giusta i racconti de’ poeti) tutte le calamità, alle quali è soggetta la vita de’ mortali, non potremmo a meno di restarne vivamente commossi. Buon Dio! E che mai