Pagina:Elogio della pazzia.djvu/82

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della pazzia 69

e sarebbero perfettamente felici e tranquilli, se non avessero a temere le insidie degli uomini. Non potete credere quanto perdono gli uccelli della nativa loro bellezza, quando nelle gabbie, vengono ammaestrati ai nostri canti; tanto è vero, sotto tutti gli aspetti, che le produzioni della natura sorpassano di gran lunga quelle dell’arte.

Quindi non potrei abbastanza lodare Pitagora trasformato in gallo. Questo filosofo, in virtù della metempsicosi, passò per tutti gli stati: filosofo, uomo, donna, re, privato, pesce, cavallo, rana e credo anche spugna. Dopo tutte queste trasmigrazioni dichiarò che l’uomo era il più infelice di tutti gli animali; poichè tutti gli altri sono contenti di restare nei limiti loro prefissi dalla natura, e il solo uomo si sforza di oltrepassarli. Inoltre Pitagora soleva anteporre gli stolti ai savj ed ai grandi. Tale era pure il sentimento di Grillo, uno dei compagni dell’assennato Ulisse, il quale, essendo stato cambiato in porco dalla maga Circe, amava meglio grugnire tranquillo e a suo bell’agio in un porcile, che andare in traccia di nuovi pericoli, e di nuove avventure col suo generale. Parmi egualmente che non dissenta da questa opinione Omero stesso, questo celebre padre della mitologia, poichè generalmente chiama miserabili tutti i mortali, e dice che la morte li circonda da per tutto. Egli non eccettua nè meno Ulisse, quel suo eroe famoso e modello di saviezza, dandogli spesso l’epiteto d’infelice. Non parla però così di Paride, di Aiace e d’Achille, i quali erano pazzi: all’incontro essendochè Ulisse fosse ingegnoso ed astuto, e seguiva i consigli di Minerva, preferendogli ad ogn’altra cosa, e perfino agl’impulsi della natura, perciò Omero compiange l’infelicità di questo re d’Itaca.