Pagina:Elogio della pazzia.djvu/96

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DELLA PAZZIA 83

non sono degni di provarlo. Bisogna, sì, bisogna esser nati sotto particolare favore degli Dei, per assaporare sì dolci chimere. Il più bello poi si è, che non si stancano giammai di sentire simili fandonie. I prodigj, gli spettri, i folletti, le larve, l’inferno, e mille altre visioni di tal natura, sono il soggetto più comune delle conversazioni del volgo ignorante: le quali cose quanto più sono madornali e portentose, tanto più si ascoltano con maggior piacere e si credono con maggiore facilità. Ma non crediate già che simili racconti si facciano solo per ingannare le ore di noia; sono essi diventati nella bocca de’ monaci e de’ predicatori, un mezzo di trar profitto dalla credulità popolare.

Si possono unire con tutt’onore a questa razza que’ ridicoli ed originali superstiziosi, i quali ogni qualvolta abbiano avuta la sorte di vedere una qualche statua di legno, o una qualche immagine del loro Polifemo san Cristoforo1, credono fermamente di non poter più perire in quella giornata. Vi sono dei soldati, i quali dopo aver fatta una piccola preghiera innanzi alla statua di santa Barbara, si tengono sicuri, di uscire illesi dalla battaglia. Alcuni credono pure, che invocando S. Erasmo in certi giorni, con certe orazioncelle, e al lume di certe candelette, si possa fare una grande fortuna in poco tempo2. Che dirò di quell’Ercole san Giorgio, che fa per questi superstiziosi le veci di un altro Ippolito3? Bisogna veramente ridere della divozione

  1. Questo santo suol dipingersi come un gigante, con una pianta in mano in mezzo ad un fiume fin quasi alle natiche; appunto come Virgilio descrive Polifemo nell’Eneide, lib. V.
  2. I marinai invocano S. Cristoforo, i soldati santa Barbara, e gli avari Erasmo.
  3. Ippolito, sbranato dai cavalli, celebre per la resistenza che fece al colpevole amore di Fedra sua matrigna.