Pagina:Eminescu - Poesie, 1927.djvu/123

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Poesie 45

e non piango la tua morte, ma ancora felicito
un raggio fuggito dal caos del mondo.

E poi chi sa qual sia meglio:
essere o non essere?... Ma tutti sanno
55che ciò che non è non soffre dolore —
e molti sono i dolori, pochi i piaceri!

Essere? Follia triste e vuota:
l’orecchio ti mentisce e l’occhio t’inganna:
ciò che un secol proclama, un altro lo nega.
60Piuttosto che un sogno insipido, oh, meglio il nulla!

Vedo sogni incarnati incalzare altri sogni,
finché cadon in sepolcri che aspettano aperti;
e non so in che cosa annegare il mio pensiero:
ridere come i pazzi? bestemmiare? piangere?

65A che?... O non è follia ogni cosa
La tua morte, angelo pallido, ha un senso?
C’è un senso nel mondo? Tu, volto sorridente,
sei forse vissuta solo per morire?

Se tutto ciò ha un senso, esso è a rovescio ed ateo;
sulla tua fronte pallida non vedo scritto: Dio.

XXVII.

I PENSIERI DEL POVERO DIONISIO.


Ahimè, boccale panciuto, solo per candeliere ora sei buono;
la candela fungosa stridendo brucia il suo sego,
or va’ e ispirati in questa miseria, o poeta!
Non ho più denari in tasca da un secolo, vino non ne ho più da un mese.

5Il mio regno per una cicca! ch’io popoli di chimere
le nuvolette di neve!... Ma sì! stridono i cardini della finestra al vento,
nel solaio miagolano i gatti, i tacchini han la cresta violetta
e a passi melanconici passeggiano nell’orto!