Pagina:Eminescu - Poesie, 1927.djvu/125

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Poesie 47


Se al mondo non ci fosser che gatte, sarei sempre un poeta?
Certo che sì, e miagolando in odi elevate, tragicamente miagolando,
tutto il giorno me ne starei steso al sole alla posta di code di sorci,
e la notte in soffitta, o sul tetto farei il cascamorto alla luna!

S’io fossi un filosofo (la mia sensibilità in questo caso sarebbe ridotta al lumicino!)
all’Università Popolare spezzerei una lancia per l’Ideale,
e alla gioventù generosa, alle signorine in fregola
vorrei mostrare come il mondo non sia che un immenso sogno gattesco.

45O se là, nel tempio, fossi prete, che s’inginocchia all’Essere
che a propria immagine ha creato il popolo gattesco,
griderei: «Gattità, gattità.... povera te,
guai all’anima tua, gattità che non serbi la quaresima!

Ohibò! ci son dunque tra voi dei gatti che non credono in Dio?
50Non vedete che superbo destino la Mente sovrumana
squaderna davanti agli occhi della cieca gattità?
Ohibò, non temete voi l’inferno e i suoi spiriti malefici: i pipistrelli?

Anatema sit! Vi sputi in faccia ogni gatto perbene!
Non vedete quali meraviglie si rivelino in ciascuno di voi?
55O gatti senza religione! Chi a graffiar vi ha dato gli ugnelli
e i mustacchi a far le fusa? O vorreste toccar Dio colla zampa?»

Ma.... guarda che nel boccale si spegne il mozzicon di candela!
Vecchio mio, vattene a letto, non vedi che s’è fatto scuro?
Andiamo a sognar favori, topi e denaro: tu nella cesta,
60io nel letto. Potessi almeno dormire! O sonno riposo dell’anima,

oh distendi sul mio povero essere la tua muta armonia!
Vieni, o sonno, o.... vieni o Morte! Per me l’una vai l’altro.
Che io seguiti oppur no a divertirmi coi gatti, colle pulci e colla luna
è forse cosa che possa importare a qualcuno? Poesia? Miseria!