Pagina:Eminescu - Poesie, 1927.djvu/202

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124 Eminescu


Per amor di Maria
e del Redentore,
15risplende stasera nel cielo
una stella al pellegrino.

LXXVIII.

DOINA.


Dal Nistro fino alla Tisza
ogni rumeno mi s’è lagnato
di non poter più attraversare il paese,
a causa dei troppi stranieri.
5Dall’Hotin fino al mare
sempre ci attraversan la strada;
da Boian a Vatra Dornei
il tarlo ha vuotato le nocciuole,
e lo straniero ci succhia il sangue
10sì che non ci riconosci più.
Su a monte, giù a valle,
lo straniero s’è aperta la via,
da Satmar fino a Sacele
non ci sono altri valichi.
15Ahimè, povero rumeno infelice!
Sempre a ritroso va come il granchio,
e gli va a male il raccolto,
e l’autunno per lui non è l’autunno,
nè l’estate è la sua estate,
20ed è straniero nel suo paese.
Dalla Torre a Dorohoi
scorron nemici a torrenti,
e si stabiliscono tra noi,
e, come essi vengono colla ferrovia,
25se ne volan via tutti gli uccelli,
per via di tanti stranieri;
solo l’ombra dello spino