Pagina:Eminescu - Poesie, 1927.djvu/30

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XXVI Introduzione


come suggeritore, a cinque ducati al mese, ed il ragazzo aveva accettato con gioia.

Quella sera sarebbe dovuto venire da lui a prender degli ordini, e avrei potuto conoscerlo.

Ero assai curioso di veder questo piccolo genio, di cui tante meraviglie mi aveva raccontate il mio coinquilino. Non so perchè me lo figuravo un essere straordinario, un eroe, un futuro grand’uomo.

Nella mia immaginazione, vedendolo ribelle alla pratica della vita comune, ritenevo che il suo disprezzo per la disciplina sociale fosse una prova che un tal uomo dovesse essere uscito fuori da una forma di lusso, non da quella solita da cui si estraggono a migliaia di esemplari le edizioni stereotipe.

Malgrado che la teoria-dalla quale la mia argomentazione prendeva le mosse - che cioè un grand’uomo debba in ogni cosa comportarsi come un non-uomo - fosse assai discutibile, e, con ogni probabilità, completamente errata; debbo dire però che questa volta fu luminosamente confermata dai fatti.

Il giovine venne.

Era un amore! Un volto classico incorniciato da ciocche di capelli neri e ondeggianti; una fronte alta e serena; degli occhi grandissimi che mostravan chiaramente come a quelle finestre dell’anima stesse affacciata una personalità non comune; un sorriso dolce e profondamente malinconico. Aveva l’apparenza d’un santo giovinetto, disceso da un’icone antica, di un fanciullo predestinato al dolore, sulla cui fronte si leggesse scritto a chiare note il racconto degli strazii venturi.

— Mi presento da me: Michele Eminescu. — Così l’ho conosciuto io.

Prima di entrare come mozzo di stalla a servizio dell’albergo, dove fu trovato dall’attore (probabilmente Iorgu Carageale) Eminescu pare avesse fatto il facchino nel porto di Giurgiu.